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Racconto di immagini e parole di persone, cose e case

Quartiere Umanitaria Via Solari 40


per una settimana, dal 9 aprile al 13 aprile, all’interno del complesso di edilizia pubblica di via solari 40 si potrà visitare l’esposizione dei lavori realizzati dai docenti e dagli studenti del politecnico di milano che si sono misurati con la possibilità di riattivazione di spazi vuoti e non, utilizzati come luoghi dell’abitare e di socialità.

a contorno della mostra saranno allestiti all’esterno dei salotti, dei luoghi di passaggio e sosta per i visitatori.
in particolare, dall’incontro tra custodi sociali, spazio abitare e inquilini nasce l’idea di un allestimento che racconti per immagini, simboli e parole il percorso di una collaborazione che ha come focus il processo di mobilità ma che si declina nelle diverse azioni, iniziative e progetti che dalla mobilità stessa sono scaturiti così che dalla pura azione di servizio i custodi sociali, sollecitati non solo dal proprio mandato, ma anche dal fermento del luogo stesso sono diventati portatori di cura e sostegno ma al contempo animatori di spazi di socialità e promotori di iniziative.

proprio da questi incontri (tutti i mercoledì pomeriggio) è nata l’idea del progetto che verrà raccontato durante la settimana di allestimento.
le signore dei gruppi di socialità dei custodi sociali sono state invitate a raccontare il loro quotidiano attraverso gli oggetti di uso quotidiano.
autobiografie dei loro giorni; come degli zoom che dal molto particolare arrivano ad uno sguardo generale nella voce narrante che vediamo, attraverso le parole, muoversi nelle stanze, nella casa, nella propria dimora, tutta personale e individuale, che contiene una molteplicità di vite e storie che possono essere raccontate.
questo il punto di partenza. l’idea è di riuscire a narrare con immagini e parole queste piccole storie. la fotografia è stato il linguaggio più immediato a cui riferirsi, poi le parole, le voci, gli oggetti stessi da “esporre” in un percorso che racconti oltre che “le cose” anche “le storie” che vi stanno dentro.

vogliamo sperimentare un progetto che parta dalle persone, che “parli di loro” e che, proprio nel suo essere semplice e piccolo, trovi la propria grandezza. proprio come quell’oggetto di partenza, di per sé banale e quotidiano, grazie al racconto e alle emozioni che lo animano, diventa una grande storia dell’abitare, così anche ciascun partecipante, si sentirà coinvolto nella trasformazione, vedendosi arricchito nel racconto e percependosi fonte e portatore di “valore sociale”
il percorso di narrazione di queste storie ha avuto inizio con un tour di “esplorazioni quotidiane” nelle case dei narratori. l’accesso alle case è stato reso possibile dagli operatori del servizio di custodia sociale che hanno accompagnato le fotografe (istituto itsos albe stainer) ad incontrare le persone che hanno partecipato e aderito al progetto. anche questo aspetto del progetto è raccontato, poiché modifica l’approccio di queste persone al servizio stesso: normalmente visitate perché soggetto (oggetto) di cura da parte dei custodi sociali, in questo caso le signore apriranno le porte delle loro case per ricevere una visita diversa e perché diventino portatori, e non destinatari, di “cura” (della memoria, delle tradizioni, delle relazioni…).
ci immaginiamo un vero e proprio processo partecipativo, che come tale ha un punto di partenza definito e una crescita/sviluppo/evoluzione aperta e tutta da costruire. e in questo anche i tempi si allungheranno come in un percorso “a tappe” che segneranno man mano la strada: ciascuna tappa rappresenta un traguardo e un arrivo, ma non la fine del percorso, che potrà proseguire con la costruzione di una nuova tappa e un “dilatarsi del tratto percorsa insieme”



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